Neurochirurgia vertebro-midollare

a cura del Dr. Vincenzo Scaglione- Responsabile UOS Neurochirurgia vertebro-midollare

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Fratture, lussazioni e distorsioni vertebrali traumatiche

Se sollecitate da forze traumatiche le vertebre possono andare incontro a fratture, lussazioni e distorsioni.

Talvolta la frattura può avvenire spontaneamente o in seguito a traumi minori se la vertebra è indebolita per osteoporosi, infezione, tumori o altri processi patologici. In questo caso si parla di frattura patologica e di crollo vertebrale. Clicca per vedere il trattamento delle fratture da osteoporosi

La frattura può comportare

  • deformazione della vertebra

  • rime di frattura con distacco di frammenti ossei o lussazione dei monconi di frattura

    Ciò è particolarmente importante, in quanto nel canale e nei forami vertebrali decorrono strutture nervose, il midollo spinale e le radici nervose, che possono essere danneggiate da frammenti o lussazioni. Alcune fratture, anche se non hanno prodotto danni alle strutture nervose, non consentono più alla vertebra di reggere il peso corporeo e possono peggiorare la situazione una volta che sono caricate. Sono dette fratture instabili.

 

Parliamo di lussazione, quando sono persi i rapporti normali tra

  • i monconi di una frattura vertebrale (diastasi)

  • vertebre contigue (lussazione propriamente detta e distorsione)

In caso di distorsione la perdita dei rapporti tra due vertebre è in misura minore, senza che vi sia un cedimento grave delle giunture tra due vertebre.

Le lussazioni, isolate o associate a frattura, si accompagnano frequentemente a danni neurologici e sono frequentemente instabili. Le distorsioni si associano talvolta a lesioni neurologiche, ma essendo instabili, se non trattate possono peggiorare la situazione.

Scopi del trattamento delle

Classificazione di fratture e lussazioni

Riporta i vari tipi di lesione in base alla localizzazione lungo la colonna vertebrale

 

 

A) FRATTURE

Scopi del trattamento delle fratture vertebrali

1. riduzione dei monconi di frattura
2. decompressione nervosa
3. stabilizzazione
4. ricostruzione

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La terapia delle fratture mira a consentire la formazione di un adeguato callo osseo. Pertanto le rime di frattura devono essere combacianti e tenute stabilmente in questa posizione. Quando le rime sono lontane, una dall'altra, si pratica la riduzione della frattura, ossia una manovra di avvicinamento e appattamento delle rime.

Per la stabilizzazione della frattura può essere sufficiente il riposo oppure saranno necessari dei mezzi di contenimento esterni (busti, gessi, fissatori esterni) o interni (placche, viti, fissatori interni). Con quest'ultimi si ottiene una stabilizzazione meccanica iniziale dei monconi di frattura (osteosintesi). A questa seguirà, dopo alcuni mesi, una stabilizzazione biologica attraverso la formazione del callo osseo (fusione biologica). Il vantaggio dei moderni mezzi di osteosintesi consiste nel consentire

  • un sicuro processo riparativo cui coseguirà un adeguato callo osseo

  • un immediata possibilità di carico della colonna vertebrale evitando lunghi periodi di immobilizzazione forzata a letto (anche se nelle fasi iniziali il paziente dovrà indossare collari o busti leggeri)

Quando per la stabilizzazione di una frattura è necessario appoggiare i mezzi di osteosintesi sulle vertebre contigue a quella fratturata e, quindi, includere nell'impianto una o più articolazioni tra le vertebre parliamo di artrodesi. In questi casi, abitualmente, ai mezzi di sintesi si deve associare l'apposione di un innesto osseo. Lo scopo dell'innesto, che deve avere una ampia superficie di contatto con le vertebre che si vogliono stabilizzare, è di ottenre, dopo alcuni mesi, la formazione di un solido ponte osseo tra di esse. Anche qui la fusione biologica andrà a sostituire la stabilizzazione meccanica iniziale eliminando qualsiasi movimento tra le vertebre incluse nell'impianto. La funzione delle articolazioni tra le vertebre andrà persa.

Quando frammenti di frattura invadono il canale midollare o un canale radicolare e comprimono le strutture nervose sarà necessario praticare la decompressione del midollo spinale o delle radici allontanando chirurgicamente frammenti di osso o ematomi responsabili della compressione.

Infine la ricostruzione della vertebra tende a restituire la naturale curvatura della colonna vertebrale ripristinando la naturale altezza del corpo vertebrale leso e, possibilmente, la sua naturale morfologia.

I migliori sono costituiti da innesti ossei ottenuti dal paziente stesso con i quali, peraltro, si ottiene una buona fusione biologica. E' crescente, ma ancora dibattuto, l'uso di spaziatori in materiali sintetici (gabbiette o cage), riempiti di osso prelevato al paziente, per conferire una maggiore stabilità al costrutto.

 

B) LUSSAZIONI E DISTORSIONI TRA DUE VERTEBRE ADIACENTI

Scopi del trattamento delle lussazioni e distorsioni gravi tra due vertebre adiacenti

1. riduzione della lussazione e decompressione nervosa
2. stabilizzazione
3. ricostruzione

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La terapia delle lussazioni intervertebrali consiste nella riduzione dello spostamento tra le vertebre. Con questa manovra si ottiene quasi sempre, contestualmente, la decompressione del midollo e delle radici.

Segue la stabilizzazione che deve avvenire, abitualmente, utilizzando mezzi di sintesi interni e l'uso di innesti. Nelle lussazioni tra due vertebre, infatti, il danno è a carico dei ligamenti fibrosi, delle capsule articolari o del disco intervertebrale, che tengono insieme le vertebre. Dato che questi, dopo avere riportato una rottura, non guariscono più, è necessario unire stabilmente le vertebre tra di loro escludendo l'articolazione tra di esse. Questa unione, che è chiamata artrodesi, si ottiene utilizzando, al contempo,

  • mezzi di fissazione interni (osteosintesi) che realizzano prontamente una stabilizzazione meccanica e

  • l'innesto osseo che, dopo alcuni mesi, attecchisce alle vertebre che si vogliono unire realizzando un ponte osseo (fusione biologica). La fusione biologica è il vero obbiettivo finale dell'artodesi, perchè garantisce una stabilità dell'unione tra le vertebre.

Al contrario la sola stabilizzazione meccanica, ottenuta con i mezzi di sintesi, a causa della perdita traumatica delle normali strutture di contenimento delle vertebre, a lungo andare, anche con la semplice assunzione della posizione eretta, può essere soggetta a perdita di tenuta in corrispondenza della superficie di contatto tra metallo e osso e, quindi, a cedimento dell'impianto.

La rottura del disco intervertebrale determina una perdita di altezza tra i due corpi vertebrali adiacenti e, di conseguenza un'anomalia della curvatura della colonna vertebrale (cifotizzazione). La ricostruzione della perdita di altezza si può ottenere, pratica abituale in corrispondenza della colonna cervicale, inserendo tra i corpi vertebrali degli spessori.

I migliori sono costituiti da innesti ossei ottenuti dal paziente stesso con i quali, peraltro, si ottiene una buona fusione biologica. E' crescente, ma ancora dibattuto, l'uso di spaziatori in materiali sintetici (gabbiette o cage), riempiti di osso prelevato al paziente, per conferire una maggiore stabilità al costrutto.

 

CLASSIFICAZIONE

Le fratture e lussazioni vertebrali si distinguono, intanto, in base alla regione della colonna in cui avviene la lesione:

fratture

verterbe cervicali

fratture C1 (atlante)

fratture C2 (epistrofeo)

 
fratture C3 - C7
vertebre dorsali fratture dorsali
vertebre lombari fratture lombari
vertebre sacrali
fratture sacrali

 

 

 

 

 

 

 

 

 

lussazioni

cervicali

cervicali superiori

cervicali inferiori

dorsali e lombari  

 

 

 

 

 

 

 

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ultima modifica 26.01.2014

 

 

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